Più efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione
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L’ultimo Energy Efficiency Report a cura del Politecnico di Milano parla chiaro: l’aumento di efficienza energetica nel settore della pubblica amministrazione permetterebbe un risparmio di ben 0,8 TWh elettrici e 1,5 TWh termici. Una serie di interventi di questo tipo poi, oltre a diventare un risparmio strutturale per i conti dello stato, riuscirebbe a creare un mercato per gli operatori del settore stimato in circa un miliardo di euro.
La Pubblica Amministrazione italiana, ad oggi, paga una bolletta energetica di ben 6 miliardi di euro l’anno : 20-30 TWh elettrici (pari a circa l’8% del totale nazionale) e 60-70 TWh termici (equivalenti a quasi il 10% del totale nazionale), il tutto calcolato su un patrimonio complessivo di immobili che si attesta a circa 530.000 unità. E’ chiaro quindi come l’aumento anche modesto dell’efficienza energetica di una tale quantità di immobili, permetterebbe di ottenere risultati importanti senza diminuire i servizi e con una spesa tutto sommato contenuta rispetto ai benefici ottenibili.
Il report si spinge oltre, e cerca di identificare quelli che possono essere gli ostacoli responsabili del mancato decollo di questo particolare settore di mercato. Ne individua di tre tipi: una barriera di tipo conoscitivo, legata alla ridotta consapevolezza dei possibili vantaggi, una di carattere finanziario e una realizzativa, legata alla difficoltà di coinvolgimento dei soggetti necessari per la realizzazione degli interventi.
Forti responsabilità sono certamente da attribuire alla mancata applicazione di quanto previsto dalla Legge 10/91, che oltre un ventennio fa ha istituito la figura dell’Energy Manager, un tecnico responsabile dell’uso razionale dell’energia (la cui nomina è obbligatoria per le Pubbliche Amministrazioni con consumi energetici superiori ai 1.000 Tep). Una figura questa che potrebbe dimostrarsi chiave nello svolgimento dell’intero processo di efficientamento e che nonostante tutto in molti casi non è presente o lo è solo in maniera formale.
Sotto il punto di vista finanziario, la vera zavorra che spesso impedisce il decollo anche di progetti definiti è il patto di stabilità che rende impossibile per la Pubblica Amministrazione sfruttare interamente le risorse finanziarie disponibili internamente. In uno scenario come questo sarebbe quindi necessario un intervento da parte del legislatore per l’attivazione di meccanismi di garanzia che rendano più semplice l’accesso al credito. Nello scenario ipotizzato dal report si sottolinea come “l’attivazione di fondi di garanzia per l’efficienza energetica o la definizione della possibilità per i soggetti finanziatori di utilizzare gli incentivi per l’efficienza energetica a garanzia dei prestiti erogati, al fine di tutelare questi ultimi dal “rischio di credito” della controparte, potrebbe sbloccare l’attuale impasse”.


